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La lettura estiva come pratica del desiderio

C’è qualcosa di intrinsecamente erotico nell’estate. Non nel senso banale della stagione degli amori facili e dei corpi esposti, ma in un senso più profondo e meno rassicurante: l’estate è il tempo in cui i confini si allentano, in cui il calore scioglie le resistenze, in cui il corpo torna a farsi presente con tutta la sua insistenza. È il tempo in cui si legge di più, e si legge diversamente — con la pelle, si potrebbe dire, oltre che con gli occhi.

La letteratura erotica, quando è davvero letteratura, non ha nulla a che fare con la titillazione di superficie né con la grammatica prevedibile della pornografia scritta. È qualcosa di più antico e più inquietante: è la messa in scena del desiderio come forza che destabilizza, che riorganizza il soggetto, che mette in discussione i confini tra sé e l’altro. Come scriveva Georges Bataille — il pensatore che più di tutti ha fatto dell’eros una categoria filosofica — la sessualità è il luogo in cui l’individuo sperimenta la propria discontinuità e, insieme, il miraggio vertiginoso di superarla. Non piacere, dunque, ma interrogazione. Non consolazione, ma ferita.

Con questa bussola — e con la consapevolezza che i migliori libri erotici sono anche i più scomodi — proponiamo cinque letture per un’estate che bruci davvero.

Anaïs Nin, Delta di Venere (1977)

Prima ancora che romanzo, Delta di Venere è un documento: una collezione di storie erotiche scritte negli anni Quaranta su commissione di un collezionista anonimo, che pagava Nin un dollaro a pagina chiedendole di eliminare «la poesia» per concentrarsi sui fatti. Nin disobbedì sistematicamente, e il risultato è un testo in cui l’eros è inseparabile dal linguaggio che lo genera — dove la fantasia non è evasione dalla realtà ma il suo strato più denso e più vero.

Quello che rende Delta di Venere ancora straordinariamente moderno è il punto di vista: è una donna a scrivere il desiderio, e lo scrive senza pudore ma anche senza la meccanicità del porno maschile. I corpi di Nin sono sempre anche psicologie, le scene sempre anche situazioni. Il desiderio è ambiguo, morale ed etico nel senso più profondo — nel senso cioè che mette sempre in gioco qualcosa che conta. Un libro da leggere lentamente, come si fa con i frutti estivi.

Marguerite Duras, L’amante (1984)

Dire che L’amante è un romanzo erotico è riduttivo quanto dire che il mare è bagnato: tecnicamente corretto, sostanzialmente inadeguato. Duras racconta una relazione tra una quindicenne francese e un uomo cinese nella Saigon coloniale degli anni Trenta — una relazione fatta di desiderio, denaro, potere e una malinconia che non si dissolve mai, nemmeno nel momento più intimo.

L’eros in Duras non è mai separato dalla violenza sottile dei rapporti sociali: il corpo della ragazza è anche il corpo della colonia, del denaro, della lingua. La scrittura è frammentata, ellittica, con quei buchi narrativi che sono la sua firma stilistica — e che funzionano qui come funziona il silenzio nella musica: non assenza, ma presenza di altro tipo. Leggere L’amante sotto il sole estivo, con la testa già un po’ svuotata dal caldo, produce un effetto di stordimento molto simile a quello che descrive.

Jean Genet, Notre-Dame-des-Fleurs (1943)

Genet scrisse il suo primo romanzo in carcere, su carta da pacchi marrone, e il libro fu confiscato e distrutto dalle guardie prima che potesse finirlo. Lo riscrisse daccapo. Questo dettaglio biografico dice già molto sul tipo di eros che si trova nelle sue pagine: un eros che sopravvive alla repressione, che cresce nell’interdizione, che è tanto più vivo quanto più viene negato.

Notre-Dame-des-Fleurs è un romanzo visionario, barocco, traboccante di immagini che mescolano il sacro e il profano con una disinvoltura che ancora oggi risulta destabilizzante. I criminali, i travestiti, i marginali di Parigi diventano santi e madonne in una teologia rovesciata in cui la santità non è sublimazione del corpo ma sua intensificazione. Sartre, nella sua monumentale prefazione all’opera omnia di Genet, scrisse che nessuno aveva mai trasformato il male in bene con tale coerenza e tale bellezza.

Pauline Réage, Histoire d’O (1954)

Pochi libri hanno generato tanta controversia e tanta riflessione teorica quanta ne ha suscitato questa storia di sottomissione volontaria pubblicata nel 1954 con uno pseudonimo e attribuita per decenni a un autore maschile. Quando si scoprì che dietro Pauline Réage si celava Anne Desclos, giornalista e intellettuale francese, il dibattito si fece ancora più complesso: come interpretare un racconto di assoggettamento scritto da una donna, per un uomo, come atto d’amore?

Histoire d’O non è leggibile come semplice fantasia sadomasochistica: è un testo che interroga i fondamenti del soggetto desiderante, la relazione tra libertà e abbandono, il paradosso di una volontà che si vuole cancellare. Bataille, ancora lui, vi lesse la più coerente realizzazione letteraria della sua filosofia dell’eros come trasgressione. Simone de Beauvoir fu più cauta. Il libro resta aperto, inconcludibile, disturbante nel modo in cui soltanto i grandi testi lo sono.

Jeanette Winterson, Scritto sul corpo (1992)

Il romanzo più radicalmente erotico di Winterson — e forse il più radicalmente erotico della letteratura anglofona del tardo Novecento — è anche un testo che gioca con una delle convenzioni più solide della narrativa: il sesso del narratore. Per tutto il romanzo, la voce narrante non rivela il proprio genere, e questa ambiguità non è un trucco formale ma il cuore del progetto: mostrare che il desiderio, nella sua forma più intensa, precede e supera le categorie di genere.

Il corpo amato di Louise — la donna di cui il narratore si innamora e che poi perde — viene esplorato con la precisione di un’anatomia e la reverenza di una liturgia. Winterson scrive il corpo come testo, e il testo come corpo: la metafora è il suo metodo, non il suo ornamento. Letto in estate, con la corporalità che si fa inevitabilmente più presente, Scritto sul corpo produce quell’effetto raro che la grande letteratura erotica dovrebbe sempre produrre: non solo eccitazione, ma riconoscimento. Il senso, improvviso e inaspettato, di essere stati visti.


Cinque libri, cinque modi diversi di stare nel desiderio. Quello che li accomuna non è la quantità di sesso che contengono — alcuni sono espliciti, altri quasi reticenti — ma la qualità dell’attenzione che portano al corpo come luogo di senso, di conflitto, di conoscenza. Perché questa è la differenza tra la pornografia e la letteratura erotica: la pornografia annulla il soggetto nel corpo, la letteratura lo ritrova attraverso di esso.

L’estate, con la sua luce implacabile che non lascia nascondersi, è il momento giusto per queste letture. Portate un libro in più in valigia. Uno che bruci un po’.

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