Quel vuoto secco
paletto piantato
penetrando la linea
saggitale superiore
in due colpi fulminei.
Tabacco: palinsesto
settimanale rancido
o pianto anatomico.
Acromion è quel bordo
compresso a martirio
spaccato dormendo.
Soffocarti come un cuore
quando l’arco costale serra
lo spazio vitale che è poco
e continua a pulsare
una prominenza ossea,
una dura soglia sottopelle.
Olecrano pungolo.
Se affondo, disturbo
liquido odio nevralgico.
Smarrirsi è un istante:
a tentoni difficilmente
si trova la strada. Distante
fai luce tracciando
confini ematici e segni
tra vertebre, ovvero
sentieri linfatici.
Subisco
la tua carne, quale tuo fenomeno
misterioso, contrazione organica
stirata senza tempo nell’arco
del buio.
Immobile
cessione di immagini palpitanti
e amare nel nocciolo, grumi
incancreniti, quasi abbondanti pezzi
d’uomo.
La silloge poetica Anatomia
Le quattro brevi forme di questa silloge cercano di collocare nella geografia anatomica l’esperienza del vissuto quotidiano. La mappatura medica viene utilizzata senza intento descrittivo, ma si avvale della sua terminologia per nominare quegli elementi che normalmente restano muti, poiché appartenenti a un sistema più ampio. Nominare è conoscere, ed è proprio attraverso questa conoscenza linguistica che ossa, cavità e articolazioni diventano strumenti per esplorare il procedere anonimo delle settimane. Le parti non sono più costituenti di un meccanismo complesso, ma si fanno elementi singoli, punti archimedei biologici sui quali poggiare la propria condizione esistenziale emergente. Il corpo come sistema diventa allora archivio del dolore; le sue parti, quindi, scartoffie che conservano traccia delle offese, delle distanze e delle soglie emotive infrante, in una complessa burocrazia del percepire. Le poesie qui raccolte costituiscono parte di un progetto più ampio: un libro che intende cogliere, in modo coerente, il significato del corpo come registro di esperienze quotidiane.

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interessante
crudo
misterioso
energetico