A febbraio è finalmente approdato nelle sale cinematografiche il nuovo adattamento di Wuthering Heights, diretto da Emerald Fennell e interpretato da Margot Robbie e Jacob Elordi rispettivamente nei panni di Catherine e Heathcliff — un’impresa tanto ambiziosa quanto problematica, che ha diviso critica e pubblico tra entusiasmo per la visione visiva e perplessità per le scelte narrative.

Una visione che marca e racconta poco

Fennell, già nota per Promising Young Woman e Saltburn, affronta il classico di Emily Brontë con una grammatica visiva potente, irradiata di eleganza estetica e musica contemporanea — dai paesaggi brulli all’interpretazione carismatica di Robbie. Tuttavia, lo sguardo registico sembra orientarsi più verso la seduzione formale che verso l’abisso emotivo e selvaggio che il romanzo originario incarna.

Questo Wuthering Heights non è una traduzione fedele di Cime tempestose, ma piuttosto una re-immaginazione dei suoi nuclei affettivi — una sorta di “romanzo in quote”, come suggerito dallo stesso stile tipografico del titolo — dove il carnalismo, il desiderio e l’ossessione sono enfatizzati a scapito della complessità psicologica che caratterizzava il testo di Brontë.

Amore e ossessione: quando l’estetica sovrasta il pathos

Nelle recensioni di molte testate emerge un dato ricorrente: il film punta su una lettura sensuale e stilizzata della relazione tra Cathy e Heathcliff, mettendo in scena una passione viscerale, quasi post-romantica, che però rischia di livellare l’originale tensione tragica del materiale letterario.

L’intento provocatorio di Fennell, sintetizzato nelle scelte visive forti e nelle scene di impatto, produce un effetto ambivalente: se da un lato la resa cinematografica cattura l’occhio e crea momenti di forte suggestione, dall’altro diluisce la profondità tematica della relazione — anacronistica e socialmente segmentata — che Brontë esplorava con sguardo implacabile.

Eros e ossessione: la passione come assoluto metafisico

In questo contesto l’eros non è semplice attrazione, ma una forza totalizzante che ambisce all’assoluto. La relazione tra i due protagonisti viene costruita come un campo magnetico in cui desiderio e distruzione coincidono, secondo una logica che richiama tanto la dialettica platonica del Simposio quanto la pulsione di morte freudiana. L’eros tende dunque alla fusione — e ogni fusione autentica implica la perdita del limite, dunque una forma di annientamento. In questa prospettiva l’ossessione amorosa non è una deviazione patologica, bensì l’espressione più coerente di un amore che rifiuta il compromesso sociale. Heathcliff incarna un desiderio che non accetta mediazioni: ama come si possiede, e possiede come si distrugge. Catherine, dal canto suo, oscilla tra l’aspirazione all’elevazione sociale e il richiamo tellurico di una passione che la supera. Il film accentua la dimensione carnale di questo legame, ma sotto la superficie sensuale si avverte una tensione più radicale: l’eros come esperienza metafisica, come tentativo disperato di colmare la frattura originaria dell’essere. Se l’amore romantico promette salvezza, l’eros di Wuthering Heights promette invece dissoluzione — ed è proprio in questa promessa estrema che il film trova i suoi momenti più perturbanti e, forse, più fedeli allo spirito tragico dell’opera brontëana.

Critica e pubblico: un divario di percezioni

I numeri di incasso raccontano un primo successo commerciale: la pellicola ha dominato il box office mondiale nel weekend di apertura, segnando tra gli exploit dell’anno e attirando un pubblico numeroso specie nei giorni di San Valentino.

Dal punto di vista critico, però, l’accoglienza è mista: gli aggregatori di recensioni mostrano dati oscillanti e commenti che sottolineano un discordo tra forma e sostanza, tra spettacolarità e gravità emotiva.

Tradizione e libertà poetica: il nodo dell’adattamento

Questa produzione pone al centro della riflessione una questione più ampia: che cosa significa adattare un classico?

Nel romanzo, l’oscurità, la ferocia dell’ambiente, e la fatalità dell’amore sono elementi che si intrecciano in un tessuto narrativo complesso e stratificato. Il film, invece, si muove verso una semplificazione narrativa e quasi una mitizzazione dei personaggi, trasformando la lotta tra i sentimenti e la brutalità sociale in una sorta di melodramma stilizzato e contemporaneo.

Questa libertà interpretativa di Fennell, pur legittima in una prospettiva autoriale, può essere letta come un atto di violazione poetica del testo, un taglio netto che privilegia gli effetti sull’immediatezza emotiva piuttosto che sul tessuto ontologico del romanzo vittoriano. Un adattamento chi mira quindi a reinterpretare e riscrivere.

Estetica o esperienza emotiva?

In definitiva, Wuthering Heights si pone come un’opera esteticamente audace, pregna di fascino visivo e di scelte registiche che meritano rispetto per coraggio e identità. Tuttavia, dal punto di vista critico e poetico, il film lascia aperte questioni profonde sulle possibilità e sui limiti di un adattamento cinematografico quando confligge con la densità enigmatica dell’originale.

Bisogna d’altro canto constatare che, nel passaggio dalla pagina allo schermo, Wuthering Heights — come ogni grande mito — subisce trasformazioni che lo fanno risuonare in modi nuovi, ma non sempre con la stessa profondità di senso che abitavano i ventri delle sue tempeste interiori.

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