Dall’alto vedevamo il precipizio, gli alberi orizzontali nel limitare tra terra e cielo.
Lo sguardo si è avvicinato e come in un binocolo ci ho visti laggiù, in bilico sulle scogliere. Eravamo nudi e con il brivido della salsedine addosso. Non parlavo ma tu mi tenevi per mano, ci siamo stesi sulla battigia.
Sentivo la potenza del tuo sesso a strofinarmi la gamba, ti accarezzavo piano. Non c’era lentezza o fretta e io non avevo bisogno di altro, abbiamo aspettato il buio incipiente.
Il vento raffazzonato tra i capelli e c’era solo il rumore dei marosi, e allora io ho detto solo Vado a fare il bagno. Ero di una nudità che non era intimità ma solo sicurezza, e sono andata avanti e ho aspettato che l’acqua sbattesse le cose materiali. Mi sono voltata e tu eri lì che solo guardavi. È stata la durata di un battito di ciglia, il tuo sapore addosso e poi il sale e il mare. Mi sono tuffata e il velluto dell’acqua ha custodito il nostro segreto. Tu eri lì, il sesso riverso su un lato, e mi osservavi. Allora sono uscita, mi sono stesa accanto a te e non c’era nulla da dire. Tu mi hai stretta e non ho più fiatato, ci siamo baciati lentamente, così lentamente da fermare il tempo.
Sono arrivate altre persone ma per noi erano lontane. Ci siamo adagiati ancora più sulla sabbia scottante, e io ero io – finalmente.
In un attimo tutto poi è tornato al binocolo, al suono sordo del vento e del mare e degli alberi orizzontali sullo strapiombo e io ho detto solo Cado. Sono caduta e ci ho visti da vicino, ho capito allora che non c’era nulla di più vero di questo.

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