Un percorso tra i testi L’Histoire de Juliette, L’Érotisme e La Part maudite
L’erotismo è spesso considerato un territorio marginale rispetto alla filosofia; eppure, in autori come Donatien Alphonse de Sade (1740-1814) e Georges Bataille (1897-1962), la carne diventa lo spazio privilegiato in cui interrogare la sovranità del corpo, l’eccedenza e la libertà. Ciò che per la morale è scandalo, per la filosofia è domanda radicale: che cosa resta dell’umano quando il corpo smette di essere contenitore, e inizia a vibrare come materia indocile?
Sade e Bataille non costruiscono un’estetica del piacere, ma ci trascinano forse nell’abisso del pensiero. L’erotismo è apertura e, al contempo, caduta. Dismisura e sapere, rottura dell’ordine e rivelazione. È, per entrambi, la soglia più estrema del pensiero.
Sade: libertà e desiderio smisurato
In L’Histoire de Juliette (1797) il marchese de Sade fornisce una dichiarazione che anticipa di secoli la critica contemporanea alla norma: «Il n’est point de bonheur sans liberté, ni de liberté sans licence» (Sade, Juliette, éd. Pauvert).
La libertà, per Sade, è una forza che anticipa la rottura: è l’esercizio illimitato della volontà. Il corpo diventa la scena in cui questa volontà si verifica come potenza. In questo senso, Sade propone un’ontologia materialista in cui il desiderio è legge della natura, e l’etica non è altro che un ostacolo artificiale.
Juliette non è un personaggio: è un vettore speculativo. Nella sua ascesa attraverso crimini, piaceri e crudeltà, Sade interroga i fondamenti stessi della ragione morale. Se la natura è indifferente, perché l’uomo dovrebbe fingere misura? Questo rovesciamento anticipa la genealogia nietzscheana e apre una breccia nella metafisica della norma.

Bataille e l’eros come esperienza interiore
Con L’Érotisme (1957), Bataille porta l’intuizione sadiana in un territorio più inquieto. «L’érotisme est l’approbation de la vie jusque dans la mort» (Bataille, L’Érotisme, Minuit). In questa formula l’erotismo esce dalla sfera del piacere per diventare una forma di sapere.
L’esperienza erotica, per Bataille, è un varco nel continuo: un momento in cui l’essere esce dalla sua chiusura e sperimenta l’impossibile. È contatto con l’eccesso, con la perdita, con l’alterità radicale. Non è un lusso: è una modalità di conoscere ciò che eccede la ragione.
Con L’Expérience intérieure (1943), Bataille aveva già mostrato come ogni vera conoscenza del limite richieda un salto nell’informe, nell’abisso. L’erotismo è la forma più concreta di questo salto: un mettere in gioco il corpo come verità.
Dal desiderio all’eccesso: la logica della dépense
Ne La Part maudite (1949), Bataille elabora una teoria economica dell’eccesso: «Le monde vit d’une dépense sans réserve» (Bataille, La Part maudite, Minuit). L’universo non funziona secondo il principio del risparmio, ma secondo quello dello spreco.
L’erotismo, letto attraverso questa lente, diventa una forma di dépense: non riproduce, non conserva, ma brucia energia, senso, ordine. È un gesto sovrano perché in qualche modo non serve a nulla.
Qui Bataille si separa definitivamente da Sade: se per Sade l’illimitato è volontà, per Bataille è dismisura cosmica; se per Sade la carne è strumento, per Bataille è soglia; se per Sade l’erotismo è dominio, per Bataille è perdita del dominio.
Corpo, limite, sacro: l’erotismo come filosofia del negativo
L’erotismo sadiano frantuma la morale; quello batailleano frantuma il soggetto. Entrambi, tuttavia, riconducono la carne al suo potere filosofico: la capacità di mostrare ciò che la ragione non può contenere.
Nella trasgressione sadiana, il corpo è il luogo in cui la libertà rifiuta ogni mediazione.
Nella trasgressione batailleana, il corpo è il luogo in cui l’io si dissolve.
Il sacro, in questa prospettiva, non è un’eredità religiosa ma un effetto del limite: quando il corpo raggiunge l’estremità dell’esperienza, ciò che appare è un “più-che-umano” che non redime l’uomo, ma ha la forza di scuoterlo.
Perché attraversare questi abissi
Sade e Bataille ci consegnano una potente riflessione sui meccanismi che governano una società repressa. L’erotismo, nei loro testi, diventa un laboratorio per interrogare ciò solitamente si tende a soffocare: il caos, l’eccesso, il superamento dei limiti autoimposti.
Li si legge per comprendere come la carne non sia un dato biologico, ma un’epistemologia. Perché nella vibrazione erotica si rivela una verità che la ragione non può articolare: che l’umano è un equilibrio instabile tra ordine e abisso.
E perché, nella loro scandalosa lucidità, Sade e Bataille ricordano che pensare davvero significa esporsi al rischio dell’intensità.

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